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Mille Miglia

Giarratana racconta il suo percorso



Mazzotti
e Giarratana fanno sosta a Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Firenze, Siena riunendo, i vari interessati e piccole folle di appassionati.

«Ma è indiscutibile che l'entusiasmo della prima Mille Miglia si creò anche con queste forme di propaganda spicciola per le quali serviva da attrattiva la Isotta Fraschini, che aveva dipinto sugli sportelli, a grandi lettere: Mille Miglia. Non bisogna dimenticare che noi avevamo a bordo decine di migliaia di foglietti volanti, con tutte le istruzioni per il pubblico. Avevamo itinerari, planimetrie, serie di articoli riprodotti, tutto quanto cioè poteva servire a vendere brillantemente il nostro specifico.

A Roma si trattava di vincere le ultime esitazioni. Fummo subito ricevuti da S.E. Turati, il quale ci segnalò delle difficoltà fatte dal Ministero degli Interni. Naturalmente io protestai, sicuro che se le cose andavano come erano state previste e predisposte nel primo tratto, per la Mille Miglia il trionfo era certo.

Aggiunsi che ero pronto a garantire personalmente. Turati osservò semplicemente che la mia garanzia personale valeva un po' poco, e allora mi parve naturale che lui offrisse la sua, tanto più che i Segretari federali avrebbero da soli potuto fronteggiare la situazione, mentre gli Automobil Clubs avrebbero dato il loro contributo tecnico.

La sera stessa Turati mandava una circolare ai Segretari federali; il giorno dopo c'era l'autorizzazione del Ministero degli Interni.

Il viaggio di ritorno dalla parte dell'Adriatico fu una specie di trionfo, anche se nella fretta di correre noi davamo appuntamenti a delle ore impossibili. Ad Ancona si fece una seduta all'Automobil Club alle due di notte - si tenga conto dell'impossibilità di rispettare gli orari, stante la viabilità del tempo - fino alle quattro del mattino per predisporre delle segnalazioni luminose; e le cose furono fatte così bene che le segnalazioni notturne da Terni ad Ancona costituirono lo stupore di tutti i concorrenti. La stessa cronaca della corsa registrò con meraviglia il fatto che per interi chilometri la popolazione assistette al passaggio dei corridori con delle torce a vento costituenti non solo un'illuminazione di gala, ma una vera "illuminazione a giorno", come dicevano i nostri vecchi.

A Todi ci aveva raggiunto Aymo Maggi che ci diede il primo tempo della sua prova da Brescia a Roma. A Padova incontrammo Castagneto che faceva già per la terza volta il giro, scrivendo quelle note sul percorso raccolte poi in brochure. (...)

Certo si è che partiti senza niente di deciso noi ci trovammo a questo punto del percorso già in piena organizzazione. Erano bastati cinque giorni a precipitare la risoluzione, perché Ministero, Direzione del Partito, Comando Generale della Milizia non davano tregua; ed i giornali - secondo il mio piano - incalzavano.

Ma anche la organizzazione centrale a Brescia - dipendente direttamente da Renzo Castagneto - lavorava in pieno.

Infatti a Rimini avevamo trovato una macchina col giovane Bertoli, che provvedeva alle segnalazioni, e altri tre camioncini. Più su, a Treviso, trovammo Cougnet che ispezionava le segnalazioni già predisposte. Lavorando in questa maniera, di giorno e di notte dieci giorni prima della gara si poteva avere la certezza che mai in nessuna nazione del mondo una simile corsa sarebbe stata possibile e nessuna nazione del mondo avrebbe visto spettacolo più grandioso e interessante».