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Mille Miglia

La prima Mille Miglia e i protagonisti


E finalmente venne il giorno, il 26 marzo 1927: «Nessuno ha dimenticato il debutto trionfale della Mille Miglia. - Ricorda Canestrini - le 77 vetture partite da Brescia7 trovarono due ali quasi ininterrotte di folla entusiasta e plaudente per tutti i 1600 km. Non un tratto di strada che non fosse sorvegliato, non un atto di indisciplina, non un incidente. Trentamila militi, innumerevoli sportivi con commovente passione ed abnegazione avevano reso possibile un miracolo di organizzazione che con orgoglio può dirsi costituisca una delle espressioni dello spirito nuovo che anima il popolo italiano. L'altro miracolo fu costituito dai risultati tecnici della competizione e dalla trascinante combattività dei concorrenti tutti».

A sorprendere non fu solo il tempo (21 ore, 4 minuti e 48 secondi) impiegato dai vincitori, Minoja e Morandi su O.M. 665 S, quanto quello del vincitore della ormai famosa classe H.

Con una Peugeot 5 HP Tipo Mille Miglia, di soli 747 c.c., Cazzulani e Monferroni fecero ritorno a Brescia in sole 33 ore 51 minuti primi e 33 secondi: un tempo del quale, secondo certa stampa, non avrebbero dovuto essere accreditati neppure i vincitori assoluti.

Lo spessore dell'impresa con il suo significato sociale e il successo della manifestazione ricevettero un tributo inaudito dalla stampa. Il Corriere della Sera scriveva: «Poco più di venti ore, nemmeno un giorno e una notte per compiere quasi 1700 km: una media che supera i 77 orari. L'automobile è passata per le strade di mezza Italia come un dominatore di tempo e di spazio. Il successo del mezzo meccanico appare dunque grandioso». La Mille Miglia aveva aperto nuove frontiere, una nuova era.

Ada Negri, celebre poetessa, scriveva sul "Secolo XX": «Fra i piaceri moderni non ve n'è uno che sorpassi o uguagli quello di un viaggio in automobile. Nel veicolo nostro, obbediente a noi soltanto, che ci conduce soltanto dove il nostro capriccio vuole, il bisogno di libertà che è in noi diviene certezza di libertà, senso di plenitudine, d'evasione, di possesso dello spazio e del tempo, che trascende il limite umano».

E Alfredo Giarratana, dalle pagine de "Il Popolo di Brescia", tuonava: «Ora che la Mille Miglia è ormai un trionfo indiscusso attraverso tutta la stampa italiana la quale, salvo rare eccezioni, ha aspettato domenica8 a celebrare il valore di questa dimostrazione di audacia e di forza, sia lecito a noi, che abbiamo fatto qualcosa per la riuscita, di sventare un poco le benemerenze degli ultimi venuti. (...)

Turati diede il via. La O.M. vinse con Minoia9 e Morandi. Trionfo bresciano da cima a fondo. E tale deve rimanere».

Pochi giorni più tardi, Turati relazionò a fondo il Duce; Mussolini intuì quale straordinario strumento di propaganda la Mille Miglia avrebbe rappresentato per il Paese. Consegnò quindi al Segretario del Partito Nazionale Fascista un foglio indirizzato agli organizzatori della Mille Miglia. Sotto la sfarzosa intestazione della carta solo due parole, lapidarie: «Si ripeta»!


Note

7 Dei 101 equipaggi iscritti, 24 non si presentarono alla partenza.

8 L'eccezione alla quale Giarratana fa riferimento era rappresentata dalla Gazzetta dello Sport; la domenica citata è il 27 marzo, giorno della conclusione della gara.

9 Giarratana, da fascista osservante, scrive Minoia e non Minoja, perché la "j" non poteva essere usata in quanto lettera non appartenente all'alfabeto italiano.