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Mille Miglia

La reazione della stampa

La notizia pubblicata dalla Gazzetta dello Sport, che appare ufficialmente come organizzatore a fianco dell'Automobil Club Brescia, non sfuggì agli interessati, gettando scompiglio nell'ambiente dei motori.

«Non furono pochi - scrive Canestrini nel 1930 - anche tra coloro che avrebbero dovuto caldeggiarla, che giudicarono pazzesca l'effettuazione di una tale manifestazione; ma l'ambiente sportivo, quello degli appassionati fu subito conquistato dall'ardita ed affascinante gara. Per un momento, però, sembrò perfino che la "Mille Miglia" dovesse naufragare per l'ostilità di taluni ambienti».

Se sulla stampa nazionale la notizia in sé era stata ignorata, l'eco delle reazioni fu vastissimo e i commenti pesantissimi. Ci fu chi scrisse che gli organizzatori erano dei visionari e che nessuna macchina avrebbe mai raggiunto il traguardo. Oppure che i concorrenti sarebbero stati pochissimi, la corsa avrebbe avuto una media relativa, divenendo un cimitero di macchine.

In questo clima, dopo l'appassionante parte teorica, doveva iniziare quella pratica, con la necessità di mettere in piedi una struttura organizzativa lunga 1.600 chilometri, in un'epoca nella quale non esistevano sistemi informatici e nella quale persino i telefoni risultavano ancora scarsi.