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Mille Miglia

Turati e la figura di Giarratana

Come riferisce Canestrini, nel 1967: «Migliaia di lettere, comunicati e circolari invasero mezza Italia, interessando prefetti, deputazioni provinciali, Automobile Club, consoli del Touring Club Italiano, giornalisti, società sportive, parroci ed autorità ecclesiastiche, carabinieri, comandi della Milizia, segreterie politiche dei Fasci. (...)

Nel frattempo avremmo compiuto le pratiche necessarie e tastato il polso all'opinione pubblica e degli ambienti ufficiali. Ma non tutti i nostri progetti andarono per il verso giusto.

Le prime reazioni ufficiali, e pertanto preoccupanti, vennero dalla presidenza dell'Automobile Club d'Italia. Avendo casualmente appreso che Silvio Crespi si apprestava a intraprendere un'azione presso le autorità del partito e del governo per manifestare la sua opposizione alla preannunciata manifestazione bresciana, mi affrettai a informare Aymo Maggi».

Maggi - tramite Alfredo Giarratana (direttore del quotidiano "Popolo di Brescia", l'attuale Giornale di Brescia, politico influente e membro del consiglio direttivo dell'A.C.B.) - ottenne un immediato appuntamento a Roma con Augusto Turati e si precipitò, l'otto di febbraio 1927, nella capitale.

Il giorno dopo fece ritorno con una lettera autografa del Segretario del Partito Nazionale Fascista, che recitava: "Seguo con attenzione il lavoro di preparazione e organizzazione della «Coppa delle Mille Miglia». Sono sicuro che la prova riuscirà egregiamente. Per quanto può valere il mio concorso d'azione ve lo offro interamente. Alalà, Turati".

I quattro amici della Mille Miglia non speravano tanto, il maggior ostacolo poteva dirsi superato; quanto valeva il "concorso d'azione" di Turati? Quanto quello del segretario dell'unico partito in un Paese a regime totalitario. Non erano certo i tempi adatti, né egli era il soggetto conveniente, per aprire un contraddittorio.

Canestrini nel 1930 chiosava sarcastico: «E i pavidi, i prudenti, i critici s'acquietarono e gli organizzatori con rinnovato entusiasmo intensificarono l'opera imponente di preparazione, sicuri ormai del successo».

Le cose non diventarono comunque semplici d'incanto e le difficoltà da superare furono ancora molte, così come le resistenze di alcuni ambienti, più vicini alle fazioni più estreme del PNF che a Turati.

Di grande interesse è la testimonianza di Alfredo Giarratana in un lungo articolo a sua firma, "Come è nata la Mille Miglia", sulla rivista "Brescia", nel 1932.

Giarratana ebbe parte importante nell'organizzazione delle Mille Miglia d'anteguerra. La sua figura fu in seguito condannata all'oblio - se non per qualche citazione di Canestrini della sua attività giornalistica - poiché esponente di spicco del fascismo.

Il suo nome era legato a quello di Augusto Turati, con il quale condivise parecchie vicende professionali e politiche.

Entrambi provenivano dall'area liberale e avevano fatto parte della schiera degli "interventisti".

Formatisi nei circoli anticlericali, passati attraverso il tirocinio del giornalismo "zanardelliano", furono considerati i "capi" del fascismo bresciano. Stando ai documenti dell'epoca godettero in ampia parte della stima degli avversari.

Augusto Turati era originario di Parma, dove nacque nel 1888. Giovanissimo, si mette in luce per le sue qualità di schermidore; grande eco desta la sua vittoria, a San Remo, contro il campione del mondo di fioretto. Intraprende molto presto la carriera di sindacalista e giornalista.

Nel 1921, si presenta una prima volta alle elezioni politiche, senza essere eletto. Due anni dopo, la sua influenza a Brescia è però notevole, tanto da riuscire a convincere alcuni industriali a finanziare l'apertura de "Il Popolo di Brescia", che mutua il nome da "Il Popolo d'Italia", il quotidiano del Partito Fascista.

Con la brutale chiusura de "La Sentinella", il più antico quotidiano bresciano, avvenuta nel 1925, "Il Popolo di Brescia" diventa l'unico giornale sulla piazza, assorbendo "Il Cittadino".

Nel 1924, sia Turati sia Giarratana vengono eletti al Parlamento, in quelle che vengono definite le "elezioni burletta".

Il 31 marzo del 1926, Augusto Turati è nominato da Mussolini Segretario del PNF, attirandosi le antipatie dell'ala squadrista del partito, in particolare del "Ras di Cremona", il temuto Farinacci.

Il suo potere durerà poco: rieletto alla Camera nel 1929 - come Giarratana - pagherà il suo mancato allineamento con le posizioni estreme del suo partito nel corso dello stesso anno.

Il duce lo esonera dall'incarico definendolo "un forbito camerata in camicia nera di seta".

Per non rendere troppo brusca l'epurazione, a Turati fu offerta la direzione del quotidiano la "Stampa" di Torino ma, neppure un anno dopo, nel 1930, sarà esiliato nell'isola di Rodi, dove sopravviverà vendendo canditi e uvetta.

All'atto della sua nomina a Roma del 1926, Giarratana lo aveva sostituito, assumendo la direzione de "Il Popolo di Brescia". Rimasto legato al vecchio amico, come la maggior parte dei bresciani, anche Giarratana cadrà come lui in disgrazia nel 1938.