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Mille Miglia

La Mille Miglia incompresa

La potenza dei motori e le velocità raggiunte divennero comunque troppo elevate per essere scatenate fuori da un circuito; anche senza la tragedia di Guidizzolo, la Mille Miglia di velocità su strada aperta era destinata alla conclusione. Il Governo, comunque, vietò da quell'anno quel tipo di competizione su strada aperta.

A Brescia, però, non si arresero tanto facilmente e Renzo Castagneto tentò di far rinascere la sua creatura con una formula allora poco in voga: lunghi tratti di regolarità per trasferirsi da una prova di velocità all'altra, su circuiti o strade di montagna poco frequentate ed ermeticamente chiuse.

Nessuno in città volle dargli credito. Peccato che questa formula sia esattamente quella dei moderni rally; Bruno Boni, allora sindaco di Brescia e ultimo strenuo difensore della corsa, venticinque anni dopo dichiarò: «Se avessimo dato retta a Castagneto, dandogli man forte nella sua intuizione, oggi Brescia disporrebbe di un Rally celebre quanto quello di Montecarlo».

Castagneto, ci provò nel 1958 e nel 1959, desistette nel 1960 causa la diffidenza della stampa e quindi del pubblico, ritentò caparbiamente nel 1961 e poi si arrese.

La gente, soprattutto i bresciani, voleva la vecchia Mille Miglia, questa era un'altra cosa; dopo tre discusse edizioni, di contenuto tecnico (con il senno di poi) elevato la Mille Miglia chiuse i battenti, come tutti credevano, per sempre.