1000 Miglia Srl utilizza i cookies per migliorare l’esperienza di chi naviga questo sito. Se prosegui la navigazione acconsenti a questo trattamento. Per ulteriori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra “cookie policy”.

Mille Miglia

L’oblio della Mille Miglia

Il giovane era Vittorio Palazzani, in seguito vice presidente dell'Automobil Club di Brescia, dal 1977 organizzatore del Rally 1000 Miglia, Presidente della Scuderia Mirabella Mille Miglia e uno dei fondatori dell'allora costituendo Museo della Mille Miglia; il direttore era Manuel Vigliani "il menestrello della Mille Miglia". I due si conosceranno anni dopo e, con altri amici (Giuseppe Lucchini, Gino Danieli, Costantino Franchi ed Enzo Ziletti), faranno rinascere la Freccia Rossa, consentendole di riacquistare - pur nell'ambito della rievocazione storica - il titolo di "corsa più bella del mondo".

Gli ambienti motoristici bresciani, tornando ai primi anni Sessanta, non sapevano darsi pace, mentre il resto della città appariva ormai indifferente. A tutto ciò si aggiunse, nell'ottobre del 1961, la scomparsa a soli cinquantotto anni di Aymo Maggi. Già sofferente, in città si sostenne che il suo cuore non seppe reggere al dispiacere.

Per qualche tempo ancora, definitivamente abbandonata la formula chiamata impropriamente di "regolarità", si sperò di riprendere la gara di velocità. Poi, per anni, l'oblio.

L'ultima parola fu pronunciata nel 1964, in un ultimo, disperato, tentativo per una Mille Miglia senza compromessi, come riportato sulla pregevole pubblicazione "1000 Km di Monza" (a cura del compianto Andrea Curami, Daniele Galbiati e Luca Ronchi. Edizioni del Soncino 1998) nella prefazione di Romolo Tavoni, direttore sportivo della Scuderia Ferrari dal 1958 al 1961 e direttore di gara di molte competizioni: «Nell'ottobre del 1964 si tenne a Brescia, su istanza del Club Mille Miglia Franco Mazzotti, una tavola rotonda avente lo scopo di esaminare la possibilità di riprendere la prestigiosa gara a beneficio della nostra industria dell'automobile prima e di stimolo all'ammodernamento e completamento della viabilità, sia sulla linea adriatica sia sulla dorsale appenninica. Erano presenti il professor Bruno Boni, sindaco di Brescia, il direttore di gara Renzo Castagneto, l'onorevole Ariosto, sottosegretario agli Interni, un rappresentante del Ministero del Turismo e dello Spettacolo, l'Associazione Industriali Bresciani, la Camera di Commercio e tutta la stampa nazionale con alla testa il decano ingegner Giovanni Canestrini. In quella occasione si concluse che, purtroppo, le condizioni non consentivano la ripresa sul classico percorso della Mille Miglia. L'A.C. Brescia e il Club Mille Miglia non intendevano, peraltro, organizzare la gara sul precario percorso Brescia-Mantova-Cremona-Brescia, utilizzato nel 1940, perché questa non sarebbe stata la Mille Miglia né avrebbe promosso e stimolato l'ANAS, gli A.C. provinciali e tutti gli enti interessati a un impegno "nazionale"».

La fantastica epopea era definitivamente conclusa.