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Mille Miglia

La Mille Miglia romantica

Con l'ingresso dell'Italia in guerra, per alcuni anni, non si parlò più di competizioni; Maggi fu richiamato a comandare una batteria costiera, Canestrini, come capitano in aeronautica, mentre Castagneto rimase a Brescia a coordinare i trasporti in qualità di direttore dell'Automobil Club.

Franco Mazzotti, a trentanove anni, fu abbattuto con il suo aereo sul Mar di Sicilia.

Proprio a lui, da parte dei tre amici superstiti (affiancati dal cognato di Mazzotti, Giulio Binda), fu dedicata la rinascita della corsa, che fino al 1957, si chiamerà XIV Mille Miglia - Coppa Franco Mazzotti, con il solo variare del numero romano che ne indicava l'edizione.

I problemi da superare furono immani e innumerevoli, nell'Italia del dopoguerra, con le strade impraticabili e i ponti abbattuti. L'ostacolo più difficile da superare fu quello di far autorizzare dal governo della nuova Repubblica una manifestazione che, per le sue caratteristiche, era stata spesso sfruttata dalla propaganda nazionalistica di Mussolini.

Ma, come scriveva Canestrini, «…gli autentici valori sportivi non sono inquinabili dalla politica», e l'Italia repubblicana accettò la scommessa di far rinascere la grande corsa con la stessa efficienza di un tempo, pur con gli scarsi mezzi a disposizione. Un ruolo determinante, in questa operazione politica, fu quello dell'allora ventinovenne vicesindaco di Brescia: Bruno Boni, che sarà poi primo cittadino per circa trent'anni, conosciuto in tutto il mondo come il "Sindaco della Mille Miglia".

Il clima di ricostruzione, benzina e pneumatici razionati, l'industria automobilistica in ginocchio e da riconvertire, la produzione di nuove vetture appena abbozzata, l'assenza di equipaggi stranieri, fecero sì che le Mille Miglia degli anni 1947, 1948 e 1949 potessero vantare, con poche eccezioni, contenuti tecnici modesti.

Tuttavia, o forse proprio per questo motivo, l'entusiasmo di protagonisti e pubblico fu inaudito; queste edizioni saranno ricordate come le più commoventi, tanto da far definire questi anni il periodo romantico. Protagonisti assoluti furono Tazio Nuvolari e Clemente Biondetti

Nel 1947, la vittoria arride al bresciano Emilio Romano, che ha l'intuito di ingaggiare come copilota, proprio in Piazza Vittoria, Clemente Biondetti, avvilito e privo di vettura. La loro Alfa Romeo, una 2900 B del 1938, privata dei compressori e carrozzata berlinetta dalla Touring, ha la meglio sulla sorprendente Cisitalia 1.100 di uno scatenato Nuvolari, solo per il maltempo che frena - sull'ultimo lungo e veloce rettilineo autostradale - la vettura scoperta e assai meno potente del "Mantovano Volante".

L'anno seguente, il duello ha gli stessi protagonisti. Cinquantacinquenne, distrutto dalla morte dei suoi due figli e prostrato da una malattia polmonare, il "Nivola" si è ritirato in un convento di Gardone Riviera. Dal vicino Lago di Garda, Nuvolari si reca in città per assistere alle verifiche della Mille Miglia. In Piazza della Vittoria incontra Enzo Ferrari: dopo un breve colloquio, il "Drake" gli offre una macchina. Senza aver mai provato la vettura, scoperta per permettergli di respirare meglio, Tazio balza subito in testa, transitando a Roma con un distacco abissale su Biondetti. Dopo un incidente, è costretto ad eliminare il cofano della 166. A motore scoperto, a Bologna è sempre primo: qui constatando quanto pilota e mezzo siano provati, Ferrari gli implora di ritirarsi. Nuvolari, incurante, riparte: tutta l'Italia, incollata davanti alla radio, trattiene il respiro con lui. Ma a Reggio Emilia cede di schianto una balestra: per la seconda volta, Nuvolari sarà considerato il vincitore morale della Mille Miglia. Biondetti, con un'altra Ferrari va a vincere indisturbato. Nel 1949 il "toscanaccio" entrerà nella leggenda con il quarto successo, stabilendo un record di vittorie che non sarà poi neppure insidiato.